Altiero Spinelli
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L'idea di un'Europa unita e libera dalle angosce della guerra nasce su carte di sigaretta nascoste nel fondo di una botte.
Siamo sull'isola di Ventotene, 1941.
Altiero Spinelli, assieme ad Ernesto Rossi ed altri dissidenti del governo fascista sono condannati ad un regime di confinamento della durata di 6 anni.
Non hanno carta su
cui scrivere. In teoria non potrebbero neppure farlo.
Eppure le loro menti viaggiano libere, al di sopra dei soprusi e della prigionia, con una lungimiranza che oggi non può
che stupire.
E' un programma politico di ampio respiro quello di Spinelli. E' precursore di un'esigenza che ancora oggi anima le discussioni nel Parlamento Europeo. Ha la forza che gli
deriva dall'aver coniugato le idee dei grandi pensatori europei con la pragmaticità del suo progetto politico: uno Stato unico e federalista.
Spinelli sostiene la necessità che l'Europa evolva verso uno Stato sovranazionale unico e compatto: non solo un'unione ideale tra popoli, ma qualcosa di più concreto
che affondi le sue radici nel tessuto economico ed istituzionale.
Attorno al nucleo delle idee federaliste inglesi del XVIII secolo prende così forma il "Manifesto di
Ventotene", una dichiarazione che resterà clandestina fino alla caduta del fascismo: in essa è sviluppata l'idea di un'Europa libera e federalista basata sul consenso.
"Il Manifesto di Ventotene segna in questo senso una svolta, giacché esso intende essere non soltanto una dichiarazione di principio ma un programma d'azione" [Norberto Bobbio: "A. Spinelli, Il Manifesto di Ventotene", il Mulino, Bologna 1991, p. 9 ]
Ma lo spirito innovativo era troppo dirompente per
poter restare tra le mura di un carcere e ben presto, dopo il crollo del regime fascista si concretizzò nel Movimento federalista europeo (1943).
Q
questo è solo
il passo iniziale verso l'obiettivo ben più ambizioso di dare vita alla costituzione europea.
Respingemmo il progetto, ventilato da qualcuno, di costituire un semplice centro di studi e di diffusione di idee. [...] La necessità di entrare in concorrenza con gli altri partiti ci avrebbe obbligato a darci un programma completo di gestione del
potere nazionale, e ci avrebbe perciò inevitabilmente distratti dalla concentrazione che volevamo prioritaria sulla costruzione europea. Saremmo dunque stati un
movimento che avrebbe chiamato a raccolta chiunque si volesse battere per la federazione, e perciò aperto a membri dei vari partiti antifascisti che si andavano
formando, ma deciso a restare autonomo rispetto ad essi.
Spinelli politico europeo, quindi? Certo. Il suo impegno per un'Europa federalista ha vita lunga.
Non si ferma nemmeno nel '54 con il rifiuto della Francia della sua
proposta di dare mandato costituente alla Comunità europea di difesa (organismo che egli stesso aveva contribuito a creare); anzi nel '57 rilancia con forza il progetto
di costruzione europea.
A Torino, di fronte al Congresso del popolo europeo, sostiene l'idea di un federalismo operante, con gli Stati membri dell'Unione che rinunciano a
parte della loro sovranità ed il popolo europeo che contribuisce alla stesura di una costituzione che delimita le responsabilità e la forma di unione tra gli stati.

Il 14 febbraio del 1984 il Parlamento europeo approva a larga maggioranza il Trattato dell'Unione, prodotto da Spinelli, che ne rinforza il ruolo.
Il Parlamento di Strasburgo si dota di potere legislativo e di spesa. Questo trattato introduce due importanti questioni: il principio di sussidiarietà e la conciliazione,
delle strategie concorrenti di cooperazione intergovernativa e d'integrazione comunitaria. Questi stessi concetti saranno terreno fertile su cui si costruirà nel 1992 il
passo più importante per la creazione dell'Unione Europea: il Trattato di Maastricht.
"L'Europa non cade dal cielo", recita il titolo di un libro scritto da Spinelli nel '60.
E a ben riflettere, l'idea di un'Europa Unita, un'Europa dei popoli, della tolleranza e della
convivenza pacifica è nelle menti di molti. Ma è nelle menti di pochi la lucidità con cui queste idee possono possono essere tradotte un percorso politico concreto.
"Giunto alla fine di un capitolo e all'inizio di un nuovo capitolo che probabilmente sarà portato a termine da altri, e riflettendo sul lavoro che ho cercato di fare qui, devo
dire che, se le idee contenute in questo testo e nella risoluzione non fossero esistite nella mente della grande maggioranza di questo Parlamento, non sarei mai riuscito
a mettervele. Mi sono limitato ad esercitare, come Socrate, l'arte della maieutica. Sono stato l'ostetrica che ha aiutato il Parlamento a dare alla luce questo bambino.
Adesso bisogna farlo vivere".
Europa... qualcuno ci credeva da tempo...
Un breve viaggio nella storia dell'Unione europea
attraverso le parole dei protagonisti
1923
Richard Coudenhove-Kalergi pubblica "Pan-Europa: un grande progetto per l'Europa unita" in cui afferma che per poter vedere disegnata su una carta geografica l'Europa è necessario che questa idea si radichi prima nel cuore e nello spirito degli Europei. Bisogna creare legami di comprensione, interesse e amicizia tra popoli.
1930
Alexis Saint-Lèger redige il "Memorandum sull'organizzazione di un regime di un'unione federale europea" in cui afferma che bisogna unirsi e per poter vivere e prosperare
1941
Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi redigono il bellissimo manifesto
"Per un' Europa libera e unita"
1946
Julien Benda in un suo discorso per Les Rescontres Internationales de Genéve afferma che quello che davvero manca e una consapevolezza diffusa delle radici comuni dei popoli europei.
Europa.Una parola, un mito, un luogo!
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